lunedì 11 aprile 2016

pausa di riflessione



Si riesce a capire
senza sentire
che qualcosa non va
sarà il clima
sarà il prima
   il dopo sbornia d’amore
che ci incartapesta
saranno i momenti morti
i momenti non risorti
i tempi non ascesi al cielo
non profetizzati
o battezzati
che ci fanno stare come
due stronzi gemelli
   di giornata,
come due gioielli
chiusi a chiave,
la vita vera dei bijoux è ben altra.

Si riesce a capire senza sentire
che cosa facciamo
mollati qui
senza un indirizzo
a cui mandare l’amore,
che non ci lasciamo pensare
non ci facciamo vedere
non chiacchieriamo mai
ma gira la voce che ci si vuol bene.


malumore batticuore

Avevo la carenza dei baci
e la penuria sul collo,
il ceppo b
e la b di bacio
mi stavano solo nel cognome.

Mi è venuta la solita cosa
di volerti e allontanarti,
quel che mi si dà da sognare
la notte sognare,
dormire poco,
la notte è corta.

Il letto è sui 37 gradi e mezzo
però la tua sveglia mi sveglia
e se mi abbracci non mi posso girare,
non ho più voglia d’imparare a dormire
non voglio imparare a fare la mummia.

Hai messo la sveglia alle 9
e sei ancora che dormi
invece io sono al pc,
sono in vacanza e mi fai dormire sei ore
questo tu,
te ne prego
non lo fare più.

Mi hai scombussolato il gatto
mi hai attaccato la vita
m’hai attaccato i fianchi
e pure in parte le tette,
mi dovresti allungare la corda,
dovresti mettermi l’antipulci a natale.

Sono che una sera non ho dormito
perché t’amavo troppo in quel momento,
le altre volte non ho dormito
perché mi amavi troppo tu.
Stanotte, invece, dormivo.

Sono con la carenza di vitamina b,
tu, secondo me, di tiamina sei pieno,
allora t’invidio, ti bracco, te la voglio rubare,
mettila nella saliva
ché oggi ti bacio soltanto per questo
a volte i miei baci sono una specie di extra,
in cambio ci vuole qualche folato.

Senti, appare chiaro 
che mi sono svegliata coi sentimenti contrastanti,
oggi ho voglia di rimanere da sola,
accettiamolo insieme,
e intanto sbattiamo le ciglia.




mielastrocca


ci ho un desiderio clamoroso
del tuo braccio bacioso
giorno e notte me l’aspetto
fino a quando vado a letto
poi mi vieni a salutare
senza dire devo andare
ci fumiam ‘na sigaretta
che già tu mi abbracci stretta
ci avviamo per di là
ci sediamo sul sofà
ti voglio bene
tanto anch’io
perché sei tu l'amore mio

domenica 25 ottobre 2015

se sei triste e tu lo sai



Se sei triste e tu lo sai,
prima la tristezza,
poi, di colpo, la felicità.
Prima sei triste
e poi arriva moon river
poi arrivano i canti d’autunno
poi arrivano i branchi di lupi
poi arriva la brina del bosco,
il pungitopo,
e lo vai a raccogliere nel bosco,
poi arriva il gattaccio
e per giocarci ti metti le muffole,
l’ovatta nelle orecchie,
cuscini piumati a proteggere il collo dagli urti di quando respiri.
Poi arrivano gli ioni negativi dell’aria,
arrivano e vanno i monsoni nelle parti del mondo
al suono del flauto di Pan delle varie epoche storiche
poi arriva il boa in Indocina
poi arrivano gli aeroplani della contraerea
poi arrivano i nostri, arrivano i loro,
poi arrivano le mandrie di mucche pezzate
poi, di colpo, è diventato estate
e di estate sei tu che vai dalle cose,
tutto si placa per una stagione.
Poi arrivano gli astucci, i supereroi dei supermercati,
arrivano i morti, i santi, il natale,
se sei triste e tu lo sai
aspetta l’estate che tutto placa,
tranne i litorali,
lo sai che è inutile ripararsi dentro le ossa
perché i sette cavalieri dell’apocalisse
ti trovano anche se ti ricopri di pelle
e di muscoli,
ti trovano l’anima e la sua sede.
Poi arriva la regina dei dodici regni
e allora lo sforzo è finito, come in estate.


giovedì 22 ottobre 2015

il potere del lover


Tutte le sere che voglio
posso volerti bene
tutti i mattini che voglio
posso amarti un pochino,
posso accendere e spegnere tutti gli amori
o lasciarli tranquilli a medio livello
per fare durare le cose.
Posso mettere e togliere l’audio
(posso anche dirigere un kolossal)
posso rubare le frasi che servono
e metterti in bocca le loro lische.
Posso spostare il gatto di là per avere un guardiano fidato.
Posso eliminare il sonoro del gatto
e mettere l’audio alla musica,
zittire il rumore al cortile e a tutti i bambini del corridoio,
si può cercare un sole più nitido
per fare sbiadire le sere.
Tutte le sere che voglio, posso fare un piccolo passo
per stanare i tuoi avverbi di modo.
Tutte le mattine che voglio
posso darti da bere il caffè.
Da dove siamo venuti, lì ritorniamo,
sono posti privati, li condividiamo.
Non voglio approfittare della situazione,
darmi le arie
per quello che provo,
ma penso di amarti e sono in un brodo.


sui rischi della notte




Faccio spremute di ragni e vermoni
faccio spremute di peli di gatto
con un’aggiunta di lactobacillus acidoforus
invento spremute ai mitocondri e ribosomi
di punti neri
di dentrifricio bavoso,
mi ripulisco e vado a dormire.
Mi stendo, metto la sveglia
mi alzo, prendo una cosa.
Mi stendo, mi sale su l’acido
m'allungo, mi tolgo dal freddo.

Alla ricerca di una supercoperta
si deve evitare di disperdere calore negli spostamenti domestici
e poi ritornare sistematicamente al cuscino.
Mi sono dimenticata il mangiare del gatto.
bisogna fumare, vagare, fare pipì,
il piccolo solito giro di ricognizione,
spararsi una bella spremuta di ricognizione.

Sento caldo.
Se si incomincia a sudare, non dirlo a nessuno!
Mi tolgo la doppia maglia senza dare nell’occhio
devo fare meno rumore possibile
senza perdere di vista lo spazio.
Li ho sentiti,
sono loro, stasera,
sono passati dalle fottute fessure.
Bisogna mettersi a spremere di notte fonda
i dannati fantasmi
senza farsi sentire
per salvare i rapporti di buon vicinato.





si va sempre più sotto


Si va sempre più sotto
senza respirare.
Prendendo l’aria solo dal naso
si butta fuori aria
dal naso,
com’è importante avere il naso sempre aperto.
Si va sempre più sotto
ad incontrare un bel paio di gomiti
e di polsi e ginocchia
caviglie, anche,
collo e spalle
larghe e capelli
belli sugli occhi,
bocca, petto,
schiena e palmi.
Ho valutato lo scarto
fra immaginazione e concretezza
fra realtà e simulazione
fra un universo e il suo campione
ed esce sempre zero.
Ci rimani sempre più sotto,
a forza d’inalare cuori
dai colini di calzamaglie,
a forza di gomiti
e di calcoli che danno sempre zero.
Quando finisci sempre più sotto
coperto di piumini e di plaid quattro stagioni,
a forza di inabissarti nei cuori
non puoi più dire no all’amore
e nemmeno ai suoi titolari.









sabato 17 ottobre 2015

inclinazioni d'amore e di gambe


Il mio solito modo di stare
è il solito “insolito modo”,
l’unico modo di amarti,
il solito trucco per stare ancora qui a dondolare
con queste gambe vicino a te
che se non ci sei camminano,
ma le voglio lasciar dondolare.


lunedì 29 giugno 2015

piante contro zombie




Funzionava che ero
una pianta carnivora,
poi sono arrivati gli zombie.
Io mangiavo loro
loro cercavano di mangiare me.
Il mio fidanzato comandava il gioco dal suo iphone 5 o 6.
Io mi sono ribellata, ho mangiato i comandi,
in preda alla compulsione orale che fa parte di piante contro zombie
gli ho divorato la rubrica
gli ho fatto la fotocamera in un flash
gli ho turato le chiamate col fogliame
sono uscita fuori dal foro dell’alimentazione e mi sono attorcigliata come un’ edera
a lui.
è impallidito,
ha chiamato Pepito.
Mi guardavano con facce costernate,
allora ho avvolto anche Pepito.
Il mio fidanzato ha cercato il suo coltellino dalle mille funzioni
ma nel frattempo avevo guadagnato un sacco di vite.
I poveretti hanno implorato pietà a modo loro: uno gridava: "pietà”, l’altro miagolava: “ miao, miao”,
a quel punto ho allentato la presa e trotterellando sono andata a farmi un giro in balcone,
io che, se volevo, me li mangiavo.
Il tutto si è risolto con la repentina disinstallazione del gioco.
La quiete è tornata a regnare sovrana
le ragazze erano ragazze
le piante erano piante
quanto agli zombie, sembravano usciti dalle vite di tutti noi.
Da quando la quiete regnava sovrana
le mura domestiche ci avviluppavano con il tipico calore
che in seguito a disavventure
solo le mura domestiche sanno dare,
il gattino faceva il gattino
io svolgevo le mansioni ordinarie con rinnovata voglia di equilibrio
il mio fidanzato stava ore seduto sul divano scelto con unità di intenti
finché un giorno è successa una cosa incredibile:
all'improvviso ha scrollato la testa,
ha fatto il gesto di guardarsi intorno, cercando nei paraggi, come se,
e in un sol colpo ha pronunciato
le sue prime tre commuoventi parole:
cara, birra, cannetta.
Gli ingranaggi degli orologi hanno cessato di girare
si è udito un rumore sordo e crescente
le mura domestiche che ci stavano avviluppando con il loro tipico calore
hanno lentamente incominciato a sgretolarsi
al suono di quelle parole.
Come già visto nell’Ultima Crociata, le crepe nel pavimento
in gres porcellanato hanno incominciato ad inghiottire tutto l’arredamento della casa, lentamente.
Il gatto, domestico, è andato giù direttamente sul suo trespolo.
In compenso è apparso un cavaliere di circa 738 anni
che seguiva da tempo le vicende
con nostro immenso stupore,
si è accomodato accanto al mio fidanzato e mi ha detto:
placati o donna, non vedi che qui sta crollando tutto?
comunque, la birra, meglio se è fresca.



paranoid cromoid


Potevate almeno dirmelo che
il blu si appiccica.
Potevate almeno premurarvi di avvertirmi che il giallo
diventa un trampolino per mosche
tra me e le mosche c’è uno strato di giallo di mezzo.
Il verde fa bosco, sottobosco e capanna,
il viola ispira
qualcuno è morto di viola
a volte, di viola, s’inciampa e si muore
perché è bello, gli si va incontro e si muore.
Potevate dirmelo che l’azzurro assonna,
che il rosso fa gli autoproclami,
l’arancione mi chiama e mi lascia in attesa,
il bianco m’appanna,
il grigio: nebbia,
il nero, la notte, abbaia coi lupi
io scappo, lui abbaia,
di giorno è coi corvi, 
di pomeriggio gli piace stare
con gli animali delle cantine.
E infine l’indaco, me lo dovevate dire
che l’indaco soffre,
soffre di tristezza
perché pochi sanno il colore che è.
Potevate anche dirmelo
che entrare in una vita a colori
non è esattamente una passeggiata,
da imparare con gli occhi chiusi.
Sono molto preoccupata
per quelli che prendono la cromoterapia spavaldi,
potevate dirmelo
invece voi
mi volete uccidere, vero?